Il numero in edicola dal 31 gennaio, è il primo di tre atti dedicati al Festival di Sanremo

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La più recente edizione dello studio Data Privacy Benchmark di Cisco ha rivelato che il 27% delle organizzazioni stanno limitando l’uso dell’Intelligenza Artificiale Generativa (GenAI) a causa delle preoccupazioni legate alla privacy e alla sicurezza dei dati. L’indagine ha coinvolto 2.600 professionisti della privacy e della sicurezza in 12 aree geografiche, offrendo una panoramica del clima complessivo in materia di privacy e sicurezza dei dati.
Nell’ambito delle risposte provvisorie alla GenAI, la ricerca ha mostrato che il 42% degli intervistati ha ammesso di aver utilizzato strumenti GenAI con informazioni aziendali sensibili non pubbliche, con l’Italia al 38%. Quasi un quarto (il 27%) delle organizzazioni ha vietato completamente l’uso dell’IA generativa, almeno temporaneamente.
“Le organizzazioni vedono la GenAI come una tecnologia piena di sfide,” ha detto Dev Stahlkopf, Chief Legal Officer di Cisco. “Oltre il 90% degli intervistati ritiene che la GenAI richieda nuove tecniche per la gestione e la sicurezza dei dati e dei rischi. È qui che interviene la governance attenta. Riguarda la fiducia dei clienti”.
È emerso che le organizzazioni stanno mettendo in atto controlli di sicurezza in risposta a queste preoccupazioni. Il 51% delle organizzazioni italiane e il 63% a livello globale hanno imposto limitazioni ai dati che possono essere inseriti nei propri strumenti GenAI, con un altro 51% italiano e 61% globale che ha stabilito limitazioni sugli strumenti stesso GenAI che possono essere utilizzati.
Le preoccupazioni riguardano anche l’utilizzo dei dati da parte dell’IA. Il 91% delle organizzazioni afferma che deve fare di più per rassicurare i clienti sul fatto che i loro dati vengono trattati in modo trasparente e corretto – una cifra che non ha visto progressi rispetto all’anno scorso.
“Il 94% degli intervistati afferma che i clienti acquistano solo se i loro dati sono adeguatamente protetti”, ha affermato Harvey Jang, Vice President e Chief Privacy Officer di Cisco. “I consumatori cercano prove concrete che l’organizzazione sia affidabile. La privacy è fondamentalmente legata alla fiducia e alla lealtà del cliente”.
La spesa per la privacy è più che raddoppiata negli ultimi cinque anni, con un’impressionante percentuale del 95% (88% in Italia) che ritiene i benefici della gestione della privacy superino i costi sostenuti.
Nonostante le grandi organizzazioni (con oltre 10.000 dipendenti) abbiano incrementato la spesa per la privacy dell’8% rispetto all’anno scorso, le organizzazioni più piccole hanno seguito una tendenza inversa. Ad esempio, le aziende con una dotazione di personale tra 50 e 249 dipendenti hanno ridotto i loro investimenti in privacy del 25% nell’ultimo anno.
Questo studio ha la funzione di ricordarci che la protezione dei dati è fondamentale per mantenere la fiducia dei clienti. Come evidenziato dalla ricerca di Cisco, investire nella protezione della privacy può portare a un ritorno dell’investimento molto positivo.
Il nuovo report Cisco Data Privacy Benchmark Study rivela che la maggior parte delle organizzazioni sta limitando l’uso dell’IA generativa (GenAI) per questioni di privacy e sicurezza dei dati, con il 27% degli intervistati che ha vietato il suo utilizzo, almeno temporaneamente
Il 42% (38% in Italia) ammette di aver inserito informazioni aziendali non pubbliche all’interno di strumenti GenAI
Il 91% delle aziende riconosce di dover fare di più per rassicurare i clienti che i loro dati vengano processati dall’IA per scopi legittimi e trasparenti
Il 94% delle aziende afferma che i clienti acquistano solo se i loro dati sono protetti in modo adeguato, una percentuale più alta degli ultimi anni.
L’articolo L’AI vietata in un’azienda su 4: i dati del Data Privacy Benchmark di Cisco è un contenuto originale di Digitalic.

Il ruolo della cybersecurity diventa importante anche nel metaverso. I mondi virtuali dove gli avatar degli utenti lavorano e si divertono sono a rischio a causa del metacrimine: così l’agenzia internazionale Interpol definisce il campo dei possibili crimini nelle realtà online. Un’analisi approfondita delle sfide, minacce e danni chiave del metaverso da una prospettiva delle forze dell’ordine è stata delineata in un nuovo documento pubblicato di recente proprio dall’Interpol.
Nonostante negli ultimi tempi sia passato in secondo piano rispetto all’intelligenza artificiale, il metaverso resta un’opportunità per utenti e aziende. Anche i malfattori si sono resi conto delle sue potenzialità: le possibili attività che rientrano nei metacrimini, secondo l’Interpol, sono le frodi con bitcoin e NFT, gli attacchi cyber-fisici, l’impersonificazione tramite furto di identità digitali, il furto di proprietà 3D e beni virtuali, nonché lo stalking e le molestie sessuali virtuali. L’agenzia vuole mettere un freno alle attività illegali sulla rete e ha creato delle task force di cybersecurity pensate per i mondi virtuali, così da rintracciare i malintenzionati e prevenire altri reati quando il numero di utenti aumenterà.
Le soluzioni di cybersecurity dell’Interpol presentante nel documento si profilano come pilastri cruciali nella difesa contro le crescenti minacce nel mondo virtuale in rapida espansione. Con l’emergere del metaverso come una vasta fonte di dati sensibili, è necessario che le forze dell’ordine siano pronte a fronteggiare sfide come l’accesso ai dati provenienti da visori VR e dispositivi tecnologici, il recupero di prove dall’infrastruttura del metaverso e l’acquisizione di informazioni da fornitori di servizi di terze parti. Inoltre, la formazione specializzata di primi soccorritori e specialisti forensi è essenziale per garantire una risposta efficace a possibili minacce. L’integrazione del metaverso nel mondo fisico attraverso tecnologie come la realtà aumentata e l’Internet of things aggiunge ulteriori complessità, sottolineando l’importanza di soluzioni di sicurezza agili e all’avanguardia.
Contro il metacrimine, le minacce alla sicurezza informatica si rivelano come un terreno fertile per nuovi rischi e vulnerabilità. La dipendenza crescente da sistemi virtuali espone le forze dell’ordine a potenziali violazioni dei dati e a fenomeni di impersonificazione virtuale. Il metaverso, con la sua natura tridimensionale, immersiva e senza confini, è particolarmente suscettibile a varietà di attacchi informatici, incluso lo sfruttamento per la diffusione di contenuti dannosi come disinformazione e manipolazione. Le conseguenze di tali minacce possono essere amplificate dalla persistenza e dall’assenza di confini del metaverso, portando a gravi violazioni della privacy e della sicurezza. Di conseguenza, diventa essenziale implementare misure solide di cybersecurity per affrontare tali preoccupazioni e proteggere gli utenti, specialmente i bambini, che potrebbero essere particolarmente vulnerabili a crimini nel metaverso. In conclusione, secondo l’Interpol, l’adozione di blocchi e filtri di sicurezza si prospetta come un passo cruciale nella creazione di un ambiente virtuale sicuro e protetto, dove i metacrimini non sono diffusi.
L’Interpol acronimo di International Criminal Police Organization, è un’organizzazione intergovernativa dedicata alla cooperazione delle forze di polizia nel contrasto della criminalità internazionale
L’Interpol fu fondata da Johannes Schober, un politico austriaco L’organizzazione fu istituita il 7 settembre 1923, con la missione di facilitare la collaborazione tra le forze di polizia di diversi paesi nel fronteggiare il crimine.
L’Interpol gestisce 19 database sulla criminalità che contengono informazioni su crimini e criminali, rendendole accessibili in tempo reale ai paesi membri. Questi database forniscono alle forze dell’ordine gli strumenti necessari per identificare, rintracciare e arrestare i sospetti con maggiore efficacia. È importante sottolineare che l’Interpol non impiega esclusivamente poliziotti: la sua Segreteria Generale conta circa 1000 membri dello staff provenienti da 100 paesi diversi.
L’impatto globale dell’Interpol
Con sede centrale a Lione, in Francia, l’Interpol esercita un’ampia influenza a livello mondiale. Funziona come un punto di contatto e di collaborazione tra le forze di polizia nazionali, contribuendo a rendere il mondo più sicuro. Il suo motto, “Connecting police for a safer world” (Collegare le forze di polizia per un mondo più sicuro) riflette con precisione l’essenza della sua missione.
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La Commissione vara un pacchetto di misure per sostenere le start-up e le PMI europee nello sviluppo di un’intelligenza artificiale affidabile che rispetti i valori e le norme dell’UE.