Google occhiali AI: la sfida con Samsung per il 2026

Google occhiali AI: la sfida con Samsung per il 2026

Google sta per lanciare una nuova generazione di occhiali basati sull’AI, frutto di una partnership strategica che coinvolge i maggiori player hardware. Questa nuova generazione di smart glasses non è un semplice aggiornamento dei pionieristici Google Glass (il cui insuccesso commerciale e le polemiche sulla privacy ne limitarono l’uso), ma una piattaforma completamente reingegnerizzata attorno al concetto di intelligenza artificiale contestuale.

La strategia di Google si basa su una complessa collaborazione che coinvolge Samsung per il design e l’integrazione, Foxconn per la manifattura e Qualcomm per i chipset, puntando a un rilascio strategico entro il quarto trimestre del 2026.

L’architettura duplice del progetto AI Glasses

Google sta sviluppando un’offerta binaria per coprire diverse fasce di mercato e funzionalità, entrambe basate sull’ecosistema Android XR e sull’intelligenza artificiale Gemini. Una prima versione, denominata AI Glasses, sarà un dispositivo più tradizionale, privo di un display integrato. Similmente ai prodotti già presenti sul mercato, come gli occhiali di Meta e Ray-ban, sfrutterà la dotazione hardware di microfoni, altoparlanti e una telecamera per facilitare l’interazione diretta con l’assistente Gemini. Questo modello si concentrerà sull’assistenza vocale e sulla capacità di rispondere a richieste basate sull’analisi visiva immediata dell’ambiente circostante, con un lancio previsto già nel 2026.

Un altro modello di occhiali AI tecnicamente più ambizioso è quello denominato Display AI Glasses. Questi occhiali integreranno un display in-lens, una soluzione ottica a guida d’onda (waveguide) — potenzialmente supportata dalla tecnologia Micro LED fornita da partner come Porotech tramite Foxconn — che proietterà informazioni in realtà aumentata direttamente nel campo visivo dell’utente, in modo discreto e privato. Le applicazioni chiave di questo modello includono i percorsi su strada, la traduzione automatica con sottotitoli in tempo reale e altre visualizzazioni contestuali avanzate.

L’impianto tecnologico da Gemini a Qualcomm

Il successo dei Display AI Glasses dipenderà interamente dalla sua capacità di elaborazione on-device. L’architettura hardware è incentrata sui chipset Qualcomm, ottimizzati per garantire l’efficienza energetica necessaria ai dispositivi indossabili mantenendo la bassa latenza cruciale per le applicazioni AR. Sul fronte software, il motore è il modello multimodale Gemini, supportato dalle funzionalità di ragionamento visivo e memoria del concept Project Astra. Questa integrazione sposta il dispositivo dal ruolo di semplice visore a quello di agente AI spaziale: gli occhiali non si limitano a visualizzare, ma interpretano attivamente l’ambiente circostante, fornendo output proattivi e pertinenti. La capacità di Gemini di analizzare flussi video e audio in tempo reale è la chiave per offrire assistenza contestuale, differenziando nettamente questi prodotti dai loro predecessori.

L’adozione della piattaforma Android XR assicura che il dispositivo possa attingere all’ampio ecosistema di app e servizi Google, fondamentale per costruire un’offerta di contenuto solida e attraente per il mercato consumer. L’imponente catena di fornitura, che unisce design (Samsung), potenza di calcolo (Qualcomm) e manifattura (Foxconn), posiziona Google per un rilancio significativo e aggressivo nel settore degli occhiali AI, destinato a competere direttamente con le iniziative di Meta e Apple.

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I Flop della tecnologia 2025: le innovazioni che non hanno funzionato

I Flop della tecnologia 2025: le innovazioni che non hanno funzionato

Il 2025 non è stato solo l’anno dei successi silenziosi, ma anche dei fallimenti rumorosi camuffati . Prodotti tecnicamente impressionanti, narrativamente perfetti, finanziariamente disastrosi. Flop che ci insegnano più dei successi, perché mostrano dove finisce l’ambizione e inizia la realtà. Questa non è la classifica degli “errori tecnici”. È la TOP 10 dei prodotti che nel 2025 hanno fallito per ragioni più profonde: timing sbagliato, ecosistemi inesistenti, promesse troppo grandi, problemi troppo piccoli. Flop che costano miliardi ma valgono lezioni: la tecnologia migliore non è quella più avanzata, è quella che il mondo è pronto ad accogliere. Benvenuti nei fallimenti che hanno cambiato più di tanti successi.

 

FLOP #1 — Humane AI Pin

Il sogno post-smartphone senza un motivo per esistere

Humane AI Pin è probabilmente il flop più emblematico del 2025 perché racchiude una tentazione antica: credere che l’AI basti a creare una nuova categoria hardware. Arriva sul mercato con una narrativa fortissima: “il superamento dello smartphone”, “interazione naturale”, “AI sempre con te”, ma senza un problema reale da risolvere.

La tecnologia in realtà c’è: riconoscimento vocale, proiezioni, connessione cloud, ma tutto è subordinato a un’idea fragile: che le persone vogliano rinunciare a uno schermo senza avere un’alternativa altrettanto potente. Nel 2025 questa ipotesi si scontra con la realtà: l’AI Pin è lento, limitato, dipendente dalla rete, privo di ecosistema.

L’evoluzione è rapida e dolorosa: entusiasmo iniziale, recensioni fredde, ritorni, ridimensionamento delle ambizioni. Il prodotto non migliora abbastanza in fretta da giustificare la sua esistenza.

È un flop della tecnologia 2025perché dimostra che l’AI da sola non basta, è un abilitatore. Senza casi d’uso quotidiani, senza vantaggi netti, senza un ecosistema, l’hardware diventa un esercizio concettuale: dello da raccontare, ma Inutile da vivere.

 

FLOP #2 — xAI Grok

 

Quando l’assenza di limiti diventa un difetto di progettazione

Grok nasce con un’idea seducente: un’AI “libera”, meno filtrata, più irriverente. Nel 2025 questa promessa si trasforma nel suo boomerang più distopico. Perché un’AI pubblica non vive nel vuoto: vive in un ecosistema sociale, culturale, politico.

La tecnologia di Grok non è inferiore, il problema semmai è l’assenza di governance. Nel corso dell’anno, il modello mostra comportamenti erratici, amplifica contenuti problematici, scivola in crisi reputazionali che nessuna “libertà di parola” riesce a giustificare. L’evoluzione non è verso la maturità, ma verso la reazione.

Progettare un’AI senza limiti chiari significa scaricare la complessità sul mondo esterno.

FLOP #3 — Amazon Prime Video AI Recap

Quando l’AI sbaglia nel posto peggiore possibile: la fiducia narrativa

Nel 2025 Amazon introduce recap automatici per Prime Video basati su AI. L’idea è apparentemente innocua: aiutare lo spettatore a rientrare in una serie senza rivedere tutto. Ma proprio qui sta l’errore fatale. In narrativa, un dettaglio sbagliato vale più di cento corretti.

La tecnologia funziona… o quasi. Riassunti sintetici, ben scritti, rapidi. Ma nel corso dell’anno emergono errori: personaggi confusi, eventi semplificati male, causalità alterate. Piccole sbavature? No. Perché una serie non è un documento tecnico: è un patto emotivo, se rompi quel patto, l’utente non si arrabbia, smette di fidarsi.

L’evoluzione del prodotto è goffa: correzioni, rollback silenziosi, minore visibilità della funzione. Un segnale chiarissimo: l’AI non ha fallito tecnicamente, ha fallito contestualmente, è stata applicata dove la tolleranza all’errore è zero.

È un flop della tecnologia 2025 perché dimostra una lezione centrale: l’AI non va messa ovunque possa funzionare, ma solo dove può permettersi di sbagliare.

 

FLOP #4 — Cloudflare Outage globale

 

L’anno in cui Internet si è ricordata di essere fragile

Nel 2025 un grande disservizio di Cloudflare ha avuto un effetto enorme rispetto alla causa tecnica. Siti irraggiungibili, servizi a singhiozzo, una valanga di problemi online.

Cloudflare è arrivata sul mercato come soluzione alla frammentazione: sicurezza, performance, affidabilità ed è cresciuta diventando un punto di concentrazione enorme del traffico globale. L’outage del 2025 non è stato solo un incidente: è stata una rivelazione. Internet è distribuita… ma dipende da pochi snodi invisibili.

L’evoluzione della piattaforma aveva puntato tutto su velocità e integrazione, ma il 2025 ha mostrato il rovescio della medaglia: più diventi centrale, più ogni errore diventa sistemico. È un flop della tecnologa 2025 non perché Cloudflare “abbia sbagliato”, ma perché ha incarnato un rischio strutturale che il settore ha preferito ignorare.

Nel 2025, mentre parlavamo di AI autonoma e sistemi intelligenti, bastava una configurazione errata per fermare una porzione significativa del web. Altro che futuro.

 

FLOP #5 — Apple Vision Pro

Il futuro perfetto… nel momento sbagliato

Vision Pro è probabilmente il dispositivo più impressionante mai indossato ed è proprio questo il problema. Nel 2025 diventa chiaro che Apple ha costruito un capolavoro tecnologico senza un ecosistema pronto ad accoglierlo.

La tecnologia è straordinaria: display, tracking, audio spaziale, integrazione software. Ma l’arrivo sul mercato è segnato da tre frizioni strutturali: prezzo, peso, isolamento, richiede attenzione totale, spazio dedicato, tempo lungo. Tutte cose che il mondo reale, nel 2025, concede sempre meno.

L’evoluzione del prodotto durante l’anno non risolve il nodo centrale: mancano casi d’uso quotidiani, le demo sono incredibili, ma la pratica è complessa. Il risultato è un oggetto che tutti vogliono provare e quasi nessuno vuole usare davvero, ogni giorno.

È un flop non perché sia sbagliato, ma perché è fuori tempo. Vision Pro ci ricorda una lezione fondamentale: il futuro non vince quando è più avanzato, vince quando è abitabile.

 

FLOP #6 — Meta Horizon Worlds

Il metaverso che non ha mai trovato una ragione per restare

 

Horizon Worlds nel 2025 non è un fallimento improvviso è una lenta evaporazione. Meta ha investito anni e miliardi per costruire uno spazio sociale virtuale che avrebbe dovuto rappresentare il “c internet”. Ma quando il futuro arriva e nessuno sente il bisogno di entrarci, il problema non è la tecnologia.

La piattaforma arriva sul mercato con strumenti, avatar, mondi, ma manca ciò che rende uno spazio vivo: motivazioni forti e ricorrenti. Nel corso del 2025 Horizon trova una sua utilità marginale in ambiti formativi e sperimentali, ma fallisce come spazio sociale di massa.

L’evoluzione è una riduzione silenziosa delle ambizioni: meno marketing, meno promesse, meno centralità strategica. Segno che Meta stessa ha capito ciò che gli utenti avevano già deciso: non basta un mondo virtuale per creare una comunità.

È un flop della tecnologia perché rappresenta l’errore più costoso del decennio recente: confondere la possibilità tecnica con il desiderio umano. Il metaverso non è morto, certo, ma l’idea che tutti volessero viverci dentro, nel 2025, sì.

FLOP #7 — Microsoft Copilot “ovunque”

Quando l’AI smette di aiutare e inizia a interrompere

Microsoft nel 2025 compie una scelta comprensibile ma rischiosa: integra Copilot in ogni angolo del software: Office, Windows, browser, strumenti di sviluppo, collaboration. L’idea è chiara: rendere l’AI onnipresente, il risultato, però, è ambiguo.

La tecnologia è solida, il problema è l’overexposure. Copilot compare anche dove il valore è marginale, interrompe flussi consolidati, suggerisce quando non richiesto. Nel corso dell’anno emerge una stanchezza diffusa: non verso l’AI in sé, ma verso la sua invasività.

L’evoluzione del prodotto mostra aggiustamenti, possibilità di disattivazione, segnali chiari che dicono che l’AI non può essere imposta come un aggiornamento di sicurezza: deve essere scelta.

È un flop della tecnologia, ma istruttivo perché dimostra che nel 2025 l’AI non vince quando è ovunque, ma quando è al posto giusto, nel momento giusto.

FLOP #8 — Intel AI PC “first wave”

Quando essere i primi non basta, se l’ecosistema arriva dopo

 

Nel 2025 Intel si è trovata in una posizione paradossale: tecnicamente nel posto giusto, strategicamente fuori tempo. La prima ondata di AI PC firmata Intel — con NPU dedicate e promesse di inferenza locale — arriva sul mercato con l’ambizione di ridefinire il personal computing. Ma l’impatto reale è stato molto più debole delle aspettative.

La tecnologia, sulla carta, c’è. Le NPU esistono, funzionano, sono integrate. Il problema non è il silicio, ma tutto ciò che manca intorno. Al momento del lancio, i casi d’uso sono pochi, frammentati, spesso dimostrativi, le applicazioni realmente ottimizzate scarseggiano, gli sviluppatori faticano a giustificare investimenti dedicati, gli utenti non percepiscono un beneficio chiaro rispetto ai PC tradizionali.

Nel corso del 2025 Intel prova a correggere la rotta: partnership, toolkit, narrative più chiare. Ma il danno è fatto. L’AI PC “by Intel” viene percepito come una promessa prematura, non come una trasformazione concreta. L’utente medio non capisce cosa cambia davvero nella sua giornata lavorativa e quando l’innovazione non è percepibile, diventa invisibile.

È un flop della tecnologia perché dimostra una lezione fondamentale del 2025: l’hardware non può precedere troppo il software. Portare l’AI sul device è la direzione giusta, ma farlo senza un ecosistema maturo significa chiedere fiducia senza offrire valore immediato.

 

FLOP #9 — WeWork “Tech-enabled real estate”

Quando la tecnologia cerca di salvare un modello che non regge

WeWork nel 2025 è una promessa non mantenuta. Per anni si è raccontata come azienda tecnologica, piattaforma, innovazione del lavoro, ma alla fine resta ciò che è sempre stata: real estate con costi alti e margini fragili.

La tecnologia c’era: app, analytics, community tools, ma non ha mai inciso sul cuore del modello. L’arrivo sul mercato era stato accompagnato da una narrativa potente “ripensiamo il lavoro”, ma l’evoluzione ha mostrato che la tecnologia non può correggere fondamentali sbagliati.

Nel 2025 il flop diventa definitivo perché il contesto cambia: lavoro ibrido più razionale, aziende più caute, meno storytelling e più contabilità. WeWork non fallisce per mancanza di software, ma per eccesso di narrazione.

È un flop emblematico perché insegna una lezione durissima: chiamarsi “tech” non rende infallibile un business. La tecnologia amplifica ciò che c’è, se il modello è fragile, lo fa crollare più in fretta.

FLOP #10 — Sony PS VR2

L’accessorio perfetto per un mercato che non è mai arrivato

PS VR2 è un prodotto tecnicamente valido: display, tracking, integrazione con PlayStation 5. Tutto al posto giusto eppure nel 2025 diventa chiaro che la bontà dell’hardware non basta.

Arriva sul mercato come accessorio premium, con un prezzo significativo e una promessa: il VR come esperienza mainstream. Ma l’evoluzione del catalogo non tiene il passo, pochi titoli davvero imperdibili, supporto discontinuo, entusiasmo che si affievolisce.

Il problema non è Sony, è il mercato. Il VR nel 2025 resta una passione intermittente, non un’abitudine, richiede tempo, spazio, isolamento. Tutte cose che la vita quotidiana concede sempre meno.

È un flop della tecnologia perché dimostra che l’hardware senza ecosistema è un’isola. E che l’innovazione, per diventare cultura, ha bisogno di continuità, non solo di stupore iniziale.

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I Top della tecnologia 2025: cosa ha funzionato davvero

I Top della tecnologia 2025: cosa ha funzionato davvero

Ecco i top della tecnologia 2025, un anno che è stato la resa dei conti tecnologica: il mercato ha premiato chi ha saputo trasformare l’innovazione in valore concreto, misurabile, sostenibile e ha punito chi è rimasto intrappolato nella retorica del “prossimamente”.

L’intelligenza artificiale ha lasciato il laboratorio per confrontarsi con budget, regolamenti e aspettative reali e l’hardware ha dovuto dimostrare di poter essere utilizzato, non solo mostrato. Il software ha imparato che far bene in una demo non basta.

 

TOP #1 — Nintendo Switch 2

L’innovazione che non aveva bisogno di dimostrare nulla

Nintendo Switch 2 è uno di quei prodotti che raccontano più cose per sottrazione che per aggiunta. Arriva sul mercato nel 2025 senza la retorica della “nuova era”, senza slogan roboanti, senza l’ossessione di inseguire la potenza pura ed è proprio per questo funziona.

La tecnologia alla base è un’evoluzione, non una rivoluzione: SoC più moderno, GPU più efficiente, migliore gestione energetica, resa grafica finalmente allineata agli standard contemporanei. Ma il punto non è quanto è più potente: è come quella potenza viene usata. Nintendo ha imparato dalla prima Switch che il valore non sta nel benchmark, ma nel tempo di utilizzo reale, nella portabilità autentica, nella continuità dell’esperienza.

Il go-to-market è stato chirurgico: compatibilità con l’ecosistema precedente, transizione morbida per sviluppatori e utenti, line-up iniziale non oceanica ma mirata. Nessun trauma. Nessuna frattura. Solo la sensazione, rara nel 2025, che qualcuno abbia rispettato l’investimento emotivo del proprio pubblico.

Nel corso dell’anno Switch 2 dimostra perché è un top: non perché “fa cose mai viste”, ma perché fa meglio le cose che contano: più stabilità, meno compromessi, più sessioni di gioco reali. È l’anti-hype per eccellenza e nel 2025.

TOP #2 — NVIDIA Blackwell

Quando l’AI smette di essere magia e torna a essere industria

Blackwell non è un prodotto che si capisce guardando una demo. È un prodotto che si comprende in un data center. NVIDIA nel 2025 compie un passaggio cruciale: smette di vendere solo chip e inizia a proporre architetture computazionali.

La tecnologia Blackwell nasce come risposta a un problema ormai evidente: i modelli AI non scalano più solo in intelligenza, ma in costi, consumi energetici, complessità infrastrutturale. Blackwell arriva sul mercato non come “GPU più veloce”, ma come piattaforma pensata per reggere carichi continui, multi-tenant, rack-scale, con networking e raffreddamento progettati insieme al silicio.

L’evoluzione rispetto alle generazioni precedenti è concettuale prima che tecnica. NVIDIA capisce che il collo di bottiglia non è più l’algoritmo, ma l’intero stack fisico e lo affronta frontalmente. Nel 2025 Blackwell diventa il simbolo di una verità: l’AI non è democratica è industriale.

È un top perché ha spostato il dibattito: meno  su “cosa può fare l’AI”, più “chi può permettersi di farla funzionare” e questa consapevolezza ha cambiato le strategie di cloud provider, governi, grandi imprese. Blackwell non è solo tecnologia è geopolitica del calcolo.

TOP #3 — GitHub Copilot Enterprise

Quando l’AI smette di aiutare il singolo e inizia a far funzionare l’organizzazione

Nel 2025 la sorpresa non basta più, le aziende non cercano “sviluppatori più brillanti”, cercano sviluppo più affidabile ed è qui che Copilot Enterprise diventa un top della tecnologia 2025.

La tecnologia di base non cambia radicalmente: si tratta di modelli linguistici applicati al codice, cambia però tutto il contorno. Copilot Enterprise arriva sul mercato con una promessa diversa: non semplicemente “scrivere meglio”, ma scrivere in modo coerente, governabile, misurabile. Controllo delle fonti, policy aziendali, rispetto delle licenze, integrazione nei flussi DevSecOps. In altre parole: l’AI entra nella fabbrica del software, non solo nello studio del programmatore.

L’evoluzione è culturale prima che tecnica. Nel corso del 2025 Copilot smette di essere un’estensione dell’ego dello sviluppatore e diventa un moltiplicatore organizzativo. Riduce il tempo perso, accelera l’onboarding, abbassa la variabilità, rende l’AI “accettabile” per CISO, legal, procurement. Un passaggio tutt’altro che scontato.

È un top della tecnologia perché ha superato la fase più difficile per ogni innovazione emergente: quella in cui deve dimostrare di non rompere ciò che già funziona.

TOP #4 — Google NotebookLM

L’AI che non parla del mondo, ma lavora sul tuo

NotebookLM è l’esempio perfetto di come un prodotto possa vincere senza mai urlare. Quando arriva sul mercato sembra un esperimento: carichi i documenti, l’AI li legge, li riassume, risponde. Nulla che, sulla carta, sembri rivoluzionario e invece nel 2025 diventa uno degli strumenti più rilevanti dell’anno.

La tecnologia alla base sfrutta i modelli Gemini, ma il vero colpo è concettuale: l’AI non pesca da Internet, pesca dal tuo perimetro informativo: documenti, PDF, appunti, fonti caricate. L’AI non “sa tutto”, ma sa solo ciò che tu le permetti di sapere.

L’evoluzione nel corso dell’anno è silenziosa ma profonda: NotebookLM diventa uno spazio cognitivo, non risponde soltanto, ma collega, evidenzia incongruenze, costruisce mappe concettuali. È l’AI che lavora come un assistente di ricerca, non come un intrattenitore verbale.

È un top  della tecnologia perché intercetta un bisogno reale del 2025: gestire la complessità informativa personale. In un’epoca di overload, NotebookLM non promette onniscienza, promette chiarezza, ed è molto più raro.

TOP #5 — Stripe Agentic Commerce

Quando il pagamento diventa una decisione naturale

Stripe nel 2025 fa una mossa che molti hanno sottovalutato perché non aveva l’aspetto di una “grande rivoluzione”. Nessun nuovo device, nessuna UI spettacolare, solo una domanda molto concreta: cosa succede quando l’AI non si limita a consigliare, ma accompagna fino alla transazione?

La tecnologia dietro l’Agentic Commerce nasce dall’incontro tra agenti conversazionali e infrastruttura di pagamento. Stripe non inventa il commercio conversazionale, ma fa qualcosa di molto più difficile: lo rende affidabile, standardizzabile, integrabile. I pagamenti non avvengono “magicamente”, ma dentro un perimetro noto: autorizzazioni chiare, merchant consapevoli, compliance rispettata.

L’arrivo sul mercato è prudente, quasi minimalista. Stripe evita la promessa del “compra tutto parlando con l’AI” e si concentra su casi d’uso specifici: riordini, servizi, transazioni ad alta intenzione. Nel corso del 2025, l’evoluzione è evidente: meno attrito tra domanda e pagamento, meno passaggi, meno abbandoni.

È un top della tecnologia perché inaugura una nuova grammatica del digitale: il checkout non è più una pagina, ma un momento.

TOP #6 — Fortinet FortiAI

La sicurezza che smette di urlare e inizia a capire

Nel 2025 la cybersecurity affronta una crisi di rumore: troppi alert, troppe dashboard, troppi segnali deboli che diventano panico. FortiAI arriva sul mercato non come “AI magica per la sicurezza”, ma come tentativo concreto di rimettere ordine nel caos.

La tecnologia integra modelli di AI all’interno della Fortinet Security Fabric, lavorando su correlazione, priorità e contesto. Non si limita a individuare anomalie, ma prova a rispondere alla domanda che ogni CISO si pone alle tre di notte: questa cosa è davvero un problema?

L’evoluzione nel corso del 2025 è significativa. FortiAI non elimina l’essere umano dal loop, ma lo libera dal lavoro inutile. Riduce il rumore, accelera la risposta, suggerisce azioni. È l’AI che non promette infallibilità, ma tempo e lucidità.

È un top della tecnologia perché intercetta il vero bisogno della sicurezza moderna: non più “bloccare tutto”, ma decidere meglio. In un anno in cui gli attacchi aumentano e le risorse non crescono allo stesso ritmo, FortiAI dimostra che l’intelligenza artificiale, quando è ben progettata, non sostituisce il giudizio, ma lo rende possibile.

TOP #7 — Meta Llama 3

Quando l’open source smette di essere “alternativo” e diventa strategico

Llama 3 è uno di quei prodotti che nel 2025 hanno avuto un impatto più profondo di quanto suggeriscano i titoli dei mass media e non perché sia “il modello migliore in assoluto”, ma perché ha cambiato l’equilibrio del potere nell’AI generativa.

Meta porta Llama 3 sul mercato come evoluzione coerente di una strategia iniziata anni prima: modelli open (o quasi-open), utilizzabili, adattabili, integrabili. La tecnologia migliora sensibilmente rispetto alle versioni precedenti in qualità linguistica, ragionamento e stabilità, ma il vero valore è un altro: abbassa la soglia di dipendenza dai grandi modelli proprietari.

Nel corso del 2025 Llama 3 diventa la base per chatbot aziendali, soluzioni verticali, prodotti embedded. Non è un’AI “da palcoscenico”, è un’AI da officina, da bottega e questo cambia il mercato: startup, system integrator, grandi aziende possono costruire senza consegnare tutto il valore a un’unica piattaforma chiusa.

È un top della tecnologia perché dimostra che l’open source, quando è sostenuto da un attore industriale serio diventa strategia competitiva. Nel 2025 Llama 3 ha ricordato a tutti che l’innovazione non è solo “chi arriva primo”, ma chi permette agli altri di correre.

TOP #8 — AMD AI PC & NPU

Il ritorno del computer personale come luogo dell’intelligenza

Per anni il racconto è stato chiaro: l’AI vive nel cloud, il PC è solo un terminale. Nel 2025 AMD rompe questa narrazione con una strategia paziente ma radicale: portare l’intelligenza artificiale sul dispositivo, non come demo, ma come capacità strutturale.

Le NPU integrate nei processori AMD non nascono per stupire, ma per lavorare in silenzio: inferenza locale, privacy, latenza minima, costi sotto controllo. L’arrivo sul mercato è graduale, quasi prudente senza la promessa di un’ “AI che fa tutto”, ma attività concrete: assistenza locale, elaborazione offline, miglioramento delle prestazioni applicative.

Nel corso del 2025 l’evoluzione è evidente: il PC smette di essere un accessorio per il cloud e torna a essere un nodo intelligente, per aziende e professionisti significa meno dipendenza, più controllo, più sostenibilità economica.

È un top della tecnologia perché riporta equilibrio, in un’epoca di centralizzazione estrema, AMD ha ricordato che l’intelligenza distribuita funziona.

TOP #9 — SAP Joule

L’AI che entra nei processi senza chiedere di cambiare lingua

SAP Joule è uno di quei prodotti che nel 2025 non fanno rumore, ma fanno ordine ed è esattamente ciò di cui l’AI aveva bisogno nel mondo enterprise. Joule non nasce come “assistente universale”, ma come interfaccia intelligente dentro sistemi già complessi, già critici, già delicati.

La tecnologia arriva sul mercato con un vincolo chiaro: non inventare nulla di nuovo, ma rendere interrogabili e leggibili i processi esistenti. ERP, supply chain, finance, HR. Joule non promette creatività, promette comprensione. Traduce linguaggio naturale in azioni sui dati, rispettando ruoli, autorizzazioni, contesti.

Nel corso del 2025 l’evoluzione è evidente: Joule smette di essere “l’AI di SAP” e diventa la modalità principale con cui l’utente dialoga con il sistema. Non sostituisce il gestionale, lo rende umano. Ed è un passaggio enorme, perché l’ERP non è un giocattolo: è la spina dorsale delle aziende.

È un top della tecnologia perché dimostra che l’AI enterprise vince solo quando accetta di essere invisibile.

TOP #10 — Tesla FSD v12

Quando il software smette di seguire regole e inizia a imparare

 

Full Self-Driving v12 segna un punto di svolta concettuale per Tesla e per l’intero settore automotive. Non perché realizzi finalmente la guida autonoma completa  (non lo fa)  ma perché cambia radicalmente il modo in cui l’auto viene programmata.

La tecnologia arriva sul mercato come evoluzione profonda: Tesla abbandona progressivamente le regole scritte a mano e passa a un approccio end-to-end basato su reti neurali. L’auto non “esegue istruzioni”, impara dai dati. Vision-only, niente lidar: una scelta rischiosa, coerente, identitaria.

Nel 2025 l’evoluzione è evidente nella qualità del comportamento: meno rigidità, più naturalezza, meno eccezioni codificate. Non è ancora autonomia totale, ma è una traiettoria chiara, riconoscibile, testabile. E soprattutto scalabile: ogni chilometro guida il miglioramento del sistema.

È un top della tecnologia perché FSD v12 non promette perfezione. Promette apprendimento continuo.

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Data center in Italia: un’opportunità da 30 miliardi

Data center in Italia: un’opportunità da 30 miliardi

I data center sono diventati un’infrastruttura centrale per l’economia digitale, l’AI e la competitività dei sistemi produttivi. Anche in Italia il mercato sta entrando in una fase di accelerazione, sospinto dalla crescita dei servizi cloud e dalla necessità di rafforzare la sovranità digitale europea. Un’occasione da non farsi sfuggire secondo i leader del settore.

Data center in Italia: un’opportunità da 30 miliardi

La Community Data Center Italia di TEHA Group

TEHA Group, controllata da The European House – Ambrosetti, ha presentato la Community Data Center Italia e il nuovo Rapporto Strategico “Data Center e sistema-Paese: l’alleanza per la crescita. Roadmap per uno sviluppo sinergico”. Secondo l’analisi, l’Italia si trova di fronte a un’opportunità storica: il settore potrebbe generare un giro d’affari compreso tra 12 e 30 miliardi di euro entro il 2030, con un potenziale che arriva fino a 165 miliardi nel decennio successivo.

Il mercato nazionale sta già mostrando segnali di recupero rispetto a piazze consolidate come Londra e Francoforte. La capacità IT dei data center cloud tradizionali è destinata a raddoppiare nel prossimo decennio, mentre quella dedicata all’AI training potrebbe crescere di cinque volte. Ancora più marcata la dinamica dell’AI inference, in cui i modelli riescono a fare previsioni su dati che non hanno mai visto prima, in aumento di dieci volte rispetto ai livelli attuali.

Sinergie per i data center in Italia

Secondo TEHA Group, per rendere strutturale questa crescita serve una nuova alleanza fondata su tre sinergie chiave: territoriale, infrastrutturale e industriale. Sul piano del territorio, lo sviluppo dei data center in Italia rappresenta una leva concreta di rigenerazione urbana. L’analisi ha mappato 3,7 milioni di metri quadrati di aree industriali dismesse potenzialmente idonee a ospitare queste infrastrutture. Il recupero dei brownfield consentirebbe di evitare nuovo consumo di suolo e di restituire valore a siti oggi inutilizzati. L’adozione delle migliori tecnologie disponibili permetterebbe inoltre di ridurre fino a 2 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno, liberare fino a 1,2 GW al 2040 e garantire risparmi idrici significativi.

La seconda direttrice riguarda l’energia. In uno scenario al 2040, il consumo elettrico dei data center potrebbe arrivare fino al 10% del totale nazionale. Per gestire questa domanda, la Community propone il modello dei “Data & Energy Hub”, basato sull’integrazione tra infrastrutture digitali e transizione energetica. Il terzo asse è quello industriale: i data center attivano filiere ad alta specializzazione e hanno un forte effetto moltiplicatore sull’occupazione qualificata. Per competere su scala internazionale diventa quindi strategico favorire processi di aggregazione e la nascita di operatori in grado di fare da capifiliera.

Milano come hub europeo dei Data center

“La crescita del mercato dei data center in Italia può generare valore economico e occupazione qualificata, ma serve una visione nazionale che renda l’intero Paese attrattivo. Per riuscirci, occorre un’azione coordinata tra istituzioni, utility, imprese e sviluppatori: solo così potremo trasformare questa dinamica di mercato in un vantaggio strategico. In Italia, in particolare, Milano sta dimostrando di poter competere con i principali hub europei” dichiarano Alessandro Viviani e Jacopo Palermo, Associate Partner di TEHA Group.  Guardando al 2026, TEHA Group annuncia anche il lancio del progetto “Risposta Italia”, pensato per mappare le competenze distintive delle imprese, favorire l’adozione degli standard globali e superare la frammentazione industriale.

[TEHA] Alessandro Viviani, Associate Partner e Responsabile Community Data Center Italia di TEHA Group

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