Ora si attende la votazione del Senato, poi ci siamo. Anche se in ritardo, entro fine anno potremo farci rimborsare le terapie digitali dal Servizio sanitario nazionale

Dalla webserie al film di Backrooms, passato, presente e futuro dell’horror che ha conquistato le classifiche
Genesi, storia e progetti del franchise del regista ventenne Kane Parsons autore della popolare serie di corti di YouTube dai quali è stata sviluppata una versione cinematografica

Un gruppo di ricercatori ha scoperto che sotto l’Antartide si nasconde un ‘ventaglio’
Su Nature Geoscience il team, in gran parte italiano, descrive una struttura subglaciale sotto l’Antartide con una particolare struttura e ipotizza come possa essersi formata
Giornata mondiale dell’ambiente: ecco tutta l’acqua che abbiamo, usiamo e sprechiamo in Italia
La fotografia nel rapporto di Italy for Climate pubblicato in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente. Pesano l’agricoltura, ma anche le nostre abitudini e, ovviamente, il pessimo stato della rete di distribuzione
Perché alla fine Trump ha (parzialmente) ceduto sulla sorveglianza dell’AI
La sua amministrazione ha varato per la prima volta un decreto per limitare i rischi della tecnologia, che segna un parziale cambio di passo rispetto all’approccio adottato fin qui
C’è una nuova truffa su WhatsApp che non chiede codici e non installa malware, ma è pericolosissima
Emergono inquietanti dettagli su un attacco che colpirebbe senza sfruttare codici qr, clic o malware
215 voti bipartisan per fermare la guerra in Iran, ma non bastano a fermare Trump
La Camera dei rappresentanti ha approvato una risoluzione per frenare l’intervento militare in Iran, anche con il sostegno di quattro repubblicani. Il provvedimento passa ora al Senato, ma tra potere di veto e nodi costituzionali per ora resta un segnale politico

European Prize for Women Innovators 2026
Da bambina ha subìto un intervento agli occhi in cui una frazione di millimetro ha deciso se sarebbe tornata a vedere o sarebbe rimasta cieca per il resto della vita. Katerina Spranger lo ha raccontato dal palco del Summit dell’European Innovation Council, a Bruxelles, pochi istanti dopo aver vinto la categoria principale del Premio europeo per le donne innovatrici 2026 (European Prize for Women Innovators 2026). La sua azienda, Oxford Heartbeat, applica l’intelligenza artificiale alla pianificazione degli interventi sugli aneurismi cerebrali; quella stessa precisione che da bambina le ha restituito la vista oggi prova a metterla nelle mani dei chirurghi che operano dove l’errore si misura in millimetri. «Rendiamo più sicuri gli interventi, perché ogni paziente ha diritto al miglior esito possibile»: una storia che, dal palco, si è raccontata quasi da sola.
European Prize for Women Innovators 2026
Giunto alla dodicesima edizione e gestito insieme da EIC ed EIT, il premio quest’anno ha distribuito riconoscimenti in tre categorie. Nella categoria Women Innovators, aperta alle fondatrici di tutta l’Unione e dei Paesi associati a Horizon Europe, Spranger, di origini ucraine e con base nel Regno Unito, ha ricevuto i 100.000 euro del primo posto; dietro di lei la tedesca Elena Heber, cofondatrice di HelloBetter, che amplia l’accesso alla salute mentale con terapie digitali validate clinicamente e soluzioni supportate dall’AI, e la spagnola Judit Camargo Sanromà di Roka Furadada, che lavora su filtri solari efficaci e a basso impatto sugli ecosistemi marini. Nella categoria Rising Innovators, riservata alle under 35, ha vinto la belga Marta Oliveira di ATMOS Space Cargo, che costruisce capsule riutilizzabili per riportare a terra i materiali dall’orbita; alle sue spalle la spagnola Judit Giró Benet di The Blue Box, con un test urinario per la diagnosi precoce del tumore al seno, e la svizzera Carin Lightner di Enantios, che accelera la scoperta di nuovi farmaci attraverso l’analisi di molecole complesse. La categoria EIT Women Leadership è andata alla portoghese Ella Frances Cullen di Minespider, che usa blockchain e AI per i passaporti digitali di prodotto e di batteria lungo le catene di fornitura, con l’italiana Stefania Raimondo di Navhetec, nanomedicina vegetale ricavata dagli estratti di agrumi, e la portoghese Neide Vieira di IPLEXMED, biosensori al grafene per la diagnostica delle malattie infettive.
Ekaterina Zaharieva all’ European Prize for Women Innovators 2026
«Il Premio europeo per le donne innovatrici riconosce le idee audaci e la leadership di donne che trasformano l’innovazione in impatto concreto», ha dichiarato Ekaterina Zaharieva, commissaria europea per Startup, Ricerca e Innovazione; le finaliste, ha aggiunto, mostrano «come imprenditorialità e diversità vadano di pari passo nel rafforzare la capacità di innovazione dell’Europa». Fin qui il registro della cerimonia. Nel panel che aveva aperto la giornata, però, la commissaria aveva usato un tono molto meno celebrativo.
Il tema era la frammentazione: «Ne parlo molto perché credo sia il nostro vero problema, quello che ci impedisce di scalare più in fretta». Poi il passaggio che pesa di più per chi guarda alla competizione tecnologica: «Con l’AI tutto cambia; le tecnologie si sviluppano così velocemente che diventa decisivo chi arriva primo sul mercato. Dobbiamo scalare, ma in fretta». L’urgenza è diventata quasi un’ossessione dichiarata: «Lo ripeterò quante volte serve: questo senso di urgenza vorrei vederlo ovunque in Europa, perché lo vedo nel settore privato». Anche i fondi gestiti dall’EIC, ha ammesso, restano lenti rispetto al venture capital privato: «Otto settimane per una decisione sono ancora troppe». A dare corpo al problema, un aneddoto raccolto a San Francisco un mese prima: un fondatore europeo le ha confessato di presentarsi come azienda americana pur avendo tutto in Europa, «perché qui, quando cerco un investimento, la risposta arriva in un paio di giorni, mentre in Europa ci vogliono due mesi». La conclusione di Zaharieva è netta: «Dobbiamo creare le condizioni perché tornino, perché il talento migliore segue le opportunità migliori. È molto semplice». È la stessa frattura che Digitalic ha raccontato attraverso le parole di Arthur Mensch, per cui all’Europa restano due anni per non diventare un mercato dipendente.
Impact Report 2026 EIC
I numeri, presentati lo stesso giorno nell’Impact Report 2026 dell’EIC, raccontano un sistema che inizia a funzionare: 6,5 miliardi di euro investiti dall’EIC, 5 miliardi di co-investimento privato mobilitato, un effetto leva di 3,5 euro privati per ogni euro pubblico, oltre mille investitori che co-investono al fianco dell’EIC, l’80% delle operazioni di natura transfrontaliera. Le aziende sostenute hanno raccolto complessivamente 15,5 miliardi, con tre nuovi unicorni deep tech nell’ultimo anno e dodici round sopra i 100 milioni; il tasso di rilocalizzazione fuori dall’Europa si ferma all’1%. Sul fronte che interessa la sovranità tecnologica, il 45% dei finanziamenti europei al quantum coinvolge aziende sostenute dall’EIC, mentre il 25% degli investimenti spaziali europei è legato al suo portafoglio, lo stesso ambito in cui opera la vincitrice Rising Marta Oliveira. «Sono rimasta sorpresa anch’io da questo dato», ha commentato la commissaria sul 45% del quantum; «significa che il settore privato vede un alto potenziale nelle aziende in cui investiamo». Il dato preferito, però, resta per lei un altro: «Per ogni euro che investiamo ne attiriamo tre e mezzo dal privato».
Le donne europee
Sul tema delle donne, Zaharieva ha parlato con un registro personale. Da ministra degli Esteri della Bulgaria, ha ricordato, aveva trovato un ministero composto per il 55% da donne, con una quota che però crollava sotto il 20% tra direttori e ambasciatori. La lettura che ne dà oggi è la stessa che applica all’innovazione: «Non è solo ingiusto; lo dico spesso, fa male anche al business, perché così perdiamo moltissimo talento». L’Impact Report conferma il divario anche nel deep tech: il 30% delle aziende sostenute dall’EIC è guidato da donne, ma solo il 25% degli investimenti azionari riguarda imprese con almeno una fondatrice. Da qui l’annuncio di un piano per le donne nella scienza, nella ricerca e nelle startup, atteso entro la fine dell’anno; un terreno su cui Digitalic torna da anni, fin dalle prime liste delle donne più influenti del digitale italiano.
Zaharieva ha raccontato che l’anno scorso, quando le vincitrici presentarono le loro idee, dai media arrivarono pochissime domande: «Certe storie non trovano lo spazio giusto nei nostri media». La sua reazione è stata trasformarsi lei stessa, per un giorno, in intervistatrice delle finaliste: «Credo che dobbiamo raccontare le belle storie; per questo quest’anno sono diventata un po’ giornalista». Detta da una commissaria europea, su un palco istituzionale, è un’ammissione che pesa: la competitività di cui parlano i report si gioca anche sul fatto che queste imprenditrici diventino nomi riconoscibili, non righe in una slide.
Restano le incognite che la stessa Zaharieva non ha nascosto: l’Unione dei mercati dei capitali ancora incompleta, le procedure di notarizzazione che frenano gli investimenti transfrontalieri, il fatto che l’Europa resti, per sua stessa definizione, non una federazione ma ventisette governi e ventisette parlamenti. Il premio di Bruxelles ha mostrato che il talento c’è, dalla chirurgia del cervello al rientro dei materiali dallo spazio. La domanda che la commissaria ha lasciato implicita è se l’Europa saprà muoversi alla velocità di quel talento, prima che sia il talento a cercare altrove la propria velocità.
L’articolo European Prize for Women Innovators 2026 è un contenuto originale di Digitalic.

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