Sin dal lancio ufficiale nel 2011 di ChromeOS ho sempre avuto grandissimi dubbi sulla validità di questo sistema operativo, un po’ colpa di quante poche funzionalità avesse a disposizione e un po’ per i limiti che aveva in fase di rilascio. Seppur nel tempo fosse migliorato molto grazie a svariati aggiornamenti non vi nascondo che ho continuato a snobbarlo perché mi dicevo: “che senso ha comprare un notebook con Chrome e poco altro quando allo stesso prezzo ti puoi comprare un notebook con Windows e Chrome come browser?”.
Anche l’arrivo del Play Store e delle app Linux non scalfirono più di tanto le mie idee, pensando sempre tra me e me “ma se le app android non girano bene su un tablet, figurati su un notebook”. Qualche mese fa però mi è capitata l’occasione di acquistare un Pixelbook del 2017 ricondizionato a poco più di 50 euro e, seppur l’intento iniziale era di tenerlo per collezione, ho deciso di farci un giro. Avevo ordinato la versione con i5 e 8gb di ram difatti ma si è poi rivelata essere quella i7 con 16GB di ram e sin dai primi minuti girava tutto dannatamente bene.
Le app del Play Store non presentavano bug anzi, ce n’erano di ottimizzate specificatamente per i Chromebook con anche dei giochi specifici a disposizione. Benissimo anche le app Linux che permettevano di avere esperienze, come Discord, alla pari di un notebook Windows. Pieno di hype per questa “scoperta” mi sono iniziato ad informare sui Chromebook fin quando sono venuto a conoscenza dei “Chromebook Plus” appena lanciati sul mercato e ho quindi deciso di provarne uno.
